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Homerus Project - La vela autonoma per non vedenti

Recensione pubblicata da: dino il 06-11-02 00:00

Autore del volume: Homerus

Editore:

Anno: 2002

Numero pagine: 0

Valutazione: eccellente

Recensione:

Homerus Project - La vela autonoma per non vedentiLa storia di Homerus in un libro.
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Un libro come questo è uno strumento validissimo per chi come me, nella scuola, insieme ai protagonisti di Homerus promuove EDUCAZIONE AL CORAGGIO. Come proporvelo quindi?

Sarei tentato di stupire il lettore raccontando le innumerevoli occasioni offertemi da un progetto che, come pochi, mi ha coinvolto e ha motivato tutti coloro che, piccoli e grandi, l´hanno avvicinato, ma come con le belle favole perché svelare subito le sorprese del racconto?

Potrei altresì avventurarmi nell´elogio del coraggio, immenso, che sanno esprimere tutti coloro che, vedenti e non, velisti e non, volontari o semplici amici si lasciano travolgere da questa affascinante avventura, ma anche qui, il libro vi offrirà idee e spunti interessantissimi.
Mi piacerebbe anche concentrare in uno slogan l´idea forte che sa esprimere questa storia di uomini e donne, non voglio però peccare di presunzione, temo di non riuscire ad esprimere in poche parole l´intensità della testimonianza dei grandi eroi e campioni che incontrerete in queste pagine.

Allora per meritarmi questo privilegio preferisco coinvolgervi, se ne sarò capace, in una riflessione suggeritami da un bellissimo articolo dedicato al dibattito sull´eroe Omerico, proposto dal sagace Umberto Galimberti sulle pagine culturali del quotidiano La Repubblica.
Con la necessaria astuzia cercherò di saccheggiarlo per incuriosirvi. Il tema sviluppato dal giornalista, in occasione della pubblicazione di una nuova edizione della "Odissea", se mi è permesso sintetizzare il senso dell´analisi profonda di Galimberti, è questo: Ulisse come lo scopritore, il precursore di una nuova etica, l´etica del viandante. Un viandante che: "come l´eroe omerico, a differenza dell´uomo del territorio che ha la sua certezza nella proprietà, nel confine e nella legge, elabora la diversità dell´esperienza, cercando il centro non nel reticolato dei confini, ma in quei due poli che Kant indicava nel "cielo stellato" e "nella legge morale", che per ogni viandante hanno sempre costituito gli estremi dell´arco in cui si esprime la sua vita in tensione".

Nel peregrinare, alla ricerca della sua verità, Ulisse costruisce la sua nuova etica utilizzando tre categorie che Galimberti sviluppa nella analisi: quella della menzogna, dell´astuzia e dell´ininterrotto vagabondare (nomadismo culturale).

"La menzogna intesa come capacità di coltivare la propria intelligenza; congedandosi dalla forza per accedere all´intelligenza attraverso l´esercizio della menzogna, intesa come capacità di abitare la distanza che intercorre tra "apparenza" e "realtà" e quindi uscire dall´ingenuità di quanti credono che le cose sono ciò che appaiono".

I ragazzi e gli atleti di Homerus conoscono alla perfezione le insidie della realtà e l´allenamento al superamento delle barriere naturali e mentali che spesso li circonda, li rende più che astuti e capaci di abitare la complessità nei due livelli: la realtà e la sua maschera. I rapporti di forza si convertono per un velista e, nello specifico per un velista cieco, in competizioni di intelligenza.
Se avete avuto la fortuna di assistere ad un duello velico ed in particolare ad una sfida tra non vedenti (memorabile quella tra l´equipaggio Gaoso-Soldini e i ragazzi di Homerus) vi sarete accorti di come, in gara, spesso, gli sfidanti apprestino vere e proprie strategie di informazione e disinformazione per indurre l´avversario in errore.
La realtà stessa si presenta al cieco attraverso la più grande delle menzogne: l´oblio. Il progetto della vela autonoma per non vedenti lo allena a sottrarre all´avversario, la cecità in questo caso, prima ancora del concorrente in gara, le informazioni necessarie per orientare le sue scelte.
Anche la gara, il match race del resto contiene gli ingredienti tipici della sfida tra due avversari che, spesso, sapendo di mentire duellano per sottrarre, l´uno all´altro, le informazioni utili per impostare una propria strategia vincente.
Omero quando celebra in Ulisse la sua capacità di "mentire" eleva l´uomo allo stadio di superiorità che lo differenzia dall´animale.
Oggi Ulisse è cieco e se Omero fosse tra noi canterebbe le gesta di questa nuova epica odissea: la vela autonoma per non vedenti.

Ecco allora che, per i nostri velisti, l´astuzia diventa la seconda componente essenziale del loro agire ed ogni volta che la contraddittorietà del reale li spinge verso una direzione devono saper soppesare ogni variabile evitando la scorciatoia delle facili certezze, delle convenienze che impigriscono. Affermando anch´essi "l´etica del viandante" che non disponendo di mappe, affronta la difficoltà del percorso di volta in volta, a seconda di come esse si presentano, come avviene del resto per lo scienziato e il ricercatore che devono operare al di fuori di principi etici immutabili.
Il nostro carissimo Diego Rosa, artista, amico di Homerus, nell´ultima mostra dichiarava: "Il territorio appena è raccontato diventa una mappa. Chi incontra una mappa produce un´altra mappa. Noi siamo sempre dentro a mappe di mappe di mappe... all´infinito. Tradurre mappe è un compito, almeno per chi vuole essere libero".

Anche durante l´eroica attraversata delle Colonne d´Ercole, come ci fa capire nel suo racconto Alessandro Gaoso, tutto era stato minuziosamente analizzato e teoricamente simulato, ma poi, le sorprendenti, mutate condizioni del tempo e dei venti, hanno costretto i nostri a ri-orientarsi e ri-orientare la rotta, utilizzando quella "saggezza" che era prerogativa di Ulisse e che anche Aristotele erge a principio regolativo della prassi, quando non disponiamo di una norma o vogliamo superare la norma stessa.
È questa capacità di giocare, con i propri sensi, come fanno i bambini quando esplorano il mondo, unita alla saggezza di chi sa addomesticare la realtà e le sue variabili la miscela che permette agli atleti di Homerus di praticare un nuovo, affascinante, nomadismo culturale.

Un nomadismo che non si appella più alle certezze del territorio e nel territorio alla proprietà, al confine e alla legge, ma esplora l´inconoscibile coinvolgendo e travolgendo ognuno di noi regalandoci la capacità di fare i conti con la differenza, interpretando ogni differenza.

Non è un caso che, ora, a progetto affermato, i ciechi di Homerus vivono esperienze di cooperazione divenendo essi stessi un punto di riferimento per coloro che subiscono la logica dell´esclusione.
Gli atleti di Homerus ogni volta che ospitano altri giovani sulle loro barche divengono con il loro coraggio un punto di riferimento. E il libro porta testimonianze significative al riguardo.
"Differenze che creano differenze" titolava così una bellissima mostra fotografica che, come scuola, avevamo organizzato per incontrare con "saggezza" il mondo dell´handicap.
Da quando, grazie al progetto "Educazione al coraggio" io, i miei colleghi e gli alunni incontriamo i campioni di Homerus e li frequentiamo, abbiamo affinato la nostra capacità di ri-orientare la rotta.

Per chi lavora nella scuola, frequentare l´etica del viandante è una prerogativa al successo. Mi piace perciò concludere questa presentazione esortandovi a partire con noi. Tagliate i vostri ormeggi, lasciate che il vostro orizzonte si dilati fino a far scomparire la linea dell´orizzonte, per una volta "navigate alla cieca".

"Se non sai mollare gli ormeggi al crepuscolo e gettare le ancore in acque sconosciute, se non impari a sentire familiari tutti i venti, anche quelli più selvaggi che fanno tremare gli infissi della finestra e scoperchiano i vecchi camini, non hai alcuna idea della vita".

Alessandro Gaoso , i ragazzi di Homerus insieme a tutti i volontari ed amici sinceri come Soldini e Pelaschier, uomini e donne coraggiosi, capaci di futuro, in questa loro meravigliosa avventura stanno consegnando alla storia dell´umanità pagine indimenticabili.

Ricordo che, durante il brindisi per salutare il successo dell´impresa delle Colonne d´Ercole, sulla Amerigo Vespucci, mentre il comandante Rizzo alzava il calice del Bacco di Homerus un anonimo marinaio urlò ai nostri eroi ciechi "Meritate il Nobel!".
Un augurio che, con questo libro, grazie anche a voi, raggiungerà il maggior numero possibile di lettori e di amici perchè "il sogno di Homerus" possa approdare a future esaltanti sfide.

Dino


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