"Questi Mondiali, in ogni caso, sono già nella storia. Per la prima volta in una competizione iridata atleti normodotati e disabili gareggiano insieme, nella stessa settimana e sulle stesse pedane. Inoltre le cerimonie d’apertura e chiusura si terranno nelle strade e nel salotto buono di Piazza San Carlo.
Sotto gli occhi del mondo, a contatto con la gente, con lo sventolio delle bandiere che il presidente del comitato, Cesare Salvadori, oro nella sciabola a Monaco ‘72, invita a mettere sui balconi, alle finestre, nei negozi. Torino olimpica, passa la mano alla scherma per diventare ancora una volta magica. Questa volta nel nome della stoccata".
dal giornale La Stampa (Torino)
Quando anni fa, tornati da Sydney, affrontammo in associazione il dialogo attorno al tema paralimpico, commentammo severamente l’esclusione che ci pareva aver percepito, entrando nella baia e vedendo che, a pochi giorni dall’inizio delle prove degli atleti disabili, gli anelli olimpici venivano dismessi e ammainati. Il circo mediatico spegneva le luci e il suo interesse per il grande sport e ai disabili non restava che restarsene, ancora una volta fra loro, a sostenere caparbiamente il diritto alle pari opportunità... da tutti dichiarato, ma da pochi allora perseguito.
Lo confessiamo, mentre si approntava la nostra campagna informativa, esemplificandola in un semplice ma chiaro manifesto "andare oltre le paraolimpiadi?" che consegnavamo a stampa e media, non immaginavamo di veder così in fretta bruciate le tappe del successo, per un’idea che, motivava molti, atleti, tecnici, giornalisti, dirigenti, ma non riusciva a far breccia nel grande circuito di quella che comunemente chiamiamo opinione pubblica.
Non sono mancate le occasioni, promosse e proposte dagli stessi atleti più sensibili, per allargare la presa di coscienza sul problema. Noi, nel nostro piccolo, giocavamo le nostre carte, non sempre incontrando amicizia e comprensione. Purtroppo, spiace doverlo constatare, l’idea delle pari opportunità rese vere, sembrava non convincere neppure i dirigenti, esperti di sport, delle associazioni ed enti che organizzano le persone disabili.
La nostra campagna, per contro, trovava grande attenzione nelle scuole, con il progetto educazione al coraggio: giornalisti , dirigenti sportivi, amici dell’unione vela solidale ci raggiungevano con le loro adesioni... il dibattito cresceva.
Il tema riusciva addirittura a conquistare l’attenzione della FIV, che promuoveva, ufficialmente, l’opzione a favore delle persone disabili, sancendo per loro il diritto ad essere protagonisti, nella loro categoria, accanto alle altre, impegnate nelle gare veliche.
Torino, probabilmente, ha beneficiato poi dell’entusiasmante clima creatosi attorno agli eventi olimpici e paralimpici dello sci. Anche Homerus, in quella occasione, aveva continuato la sua campagna informativa, grazie anche alla presenza tra i campioni della discesa dei "nostri" ciechi Bertanza e Parenti.
Tutti si saranno accorti che il bottino di medaglie portato a casa dagli atleti disabili faceva onore allo sport italiano e premiava coloro che, atleti e volontari, avevano dato fiducia agli amici sciatori. In quei giorni, un altro importante tassello si aggiungeva al mosaico della coraggiosa responsabilità espressa ormai da molte discipline sportive.
Abbiamo salutato perciò le notizie arrivate dai mondiali di scherma di Torino, con l’annuncio dato alla stampa della compresenza, sulle stesse pedane, di atleti cosiddetti normo e di disabili, con gioia, emozione e soddisfazione... nel 2000 avevamo orientato le barche nella giusta direzione e avevamo fiutato il vento amico... il resto lo stanno facendo e lo faranno gli uomini e le donne capaci di futuro.
Un futuro che a questo punto "lasciateci sognare" non potrà che vedere sempre più prossimo il giorno in cui, anche sotto gli anelli olimpici, sfileranno contemporaneamente TUTTI gli atleti, nessuno escluso, e sarà allora che, come sta accadendo per la scherma e come già avviene per molte altre discipline, sotto quegli anelli, simbolo di competizione fraterna campeggerà la scritta "PARI OPPORTUNITÀ".
Potrebbe già accadere a Pechino tutto ciò?
Sarebbe strabiliante, e la CINA aggiungerebbe un ennesimo, grande primato, a quelli che sta conquistando nel mondo.
Noi, nel frattempo, non staremo a guardare, e giusto per portare acqua e vento alle nostre vele stiamo lavorando al nostro piccolo grande sogno: " gareggiare con i nostri equipaggi di velisti ciechi, nelle stesse acque di Coppa America di Valencia 2007, dimostrando ancora una volta che, le pari opportunità, sono un’occasione storica per tutti.
Ringraziamo gli amici della scherma per questa lezione di civiltà e per il loro contributo all’affermazione di una nuova cittadinanza fraterna tra sportivi.
Per aderire alla nostra campagna "andare oltre la paralimpiadi": www.homerus.it