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Articoli - Riflessioni

Riflessioni:

Lo psicologo scolastico

Pubblicato da webmaster, il 14-06-04 16:16
di Giovanna Alborghetti

Fotografia di un bambino che gioca.Dal 1997, sono stati presentati in Parlamento quattro disegni di legge per l´istituzione del servizio di psicologia scolastica che prevedono, con modalità differenti, la presenza di uno psicologo all´interno delle scuole di ogni ordine e grado.

I progetti, pur diversificandosi nelle caratteristiche e nelle funzioni attribuite allo psicologo scolastico, sembrano tutti ignorare la necessità di competenze pedagogiche e di esperienze significative, documentabili, all´interno della realtà educativa scolastica.
Anche se non abbiamo una posizione di netta opposizione e contrasto con la proposta di un servizio come quello ipotizzato, riteniamo necessarie alcune considerazioni nel merito delle funzioni assegnate allo psicologo scolastico e ai criteri di reclutamento, ammissione e stato giuridico che lo caratterizzeranno.

I disegni di legge presentati in parlamento si basano tutti su un´osservazione critica della scuola italiana che, unica in Europa, non possiede un servizio di psicologia scolastica, ma possiede invece, in abbondanza, insegnanti incompetenti sia dal punto di vista didattico che da quello educativo. I docenti vengono descritti come incapaci di distinguere situazioni problematiche da altre che non lo sono, non adatti a valutare, poiché troppo presi a compiere discriminazioni di classe emarginando "i diversi, i poveri, i fragili" (1), inadeguati a rispondere alle esigenze degli studenti e delle famiglie. Dalle analisi presentate dai legislatori scaturisce un´immagine della scuola italiana davvero deprimente, ma il sentimento di frustrazione che si prova leggendole viene immediatamente diluito e contenuto dalle luminose prospettive che l´istituzione dello psicologo scolastico può offrire. Una figura poliedrica, neutrale, al riparo dalle dinamiche di gruppo che, sicuramente, non lo sfioreranno, ma soprattutto, tuttofare e tuttologo. Lo psicologo scolastico, infatti, "può essere il regista competente delle relazioni scolastiche, l´occhio esperto capace di discernere le patologie e di risolverle (ove possibile)..." " Può contribuire a realizzare relazioni corrette tra insegnanti e allievi sottraendo questi ultimi al danno della valutazione impropria..." (sic). Entra nei consigli di classe e fa parte degli organi collegiali, ha diritto di voto nello scrutinio per sottolineare la sua parità con gli insegnanti, ma viene pagato come uno psicologo ospedaliero.

Gli interventi auspicati per questa figura vanno dai rapporti con le famiglie, alla formazione degli insegnanti, dal rapporto individuale con ogni alunno alla loro valutazione, dalla partecipazione agli organi collegiali alla progettazione didattica per ogni disciplina, dall´informazione e la consulenza agli interventi di discussione in classe, dall´educazione sessuale all´uso di metodologie audiovisive, dall´individuazione degli interventi educativi ai rapporti con le ASL, dalla sperimentazione educativa alla facilitazione dei rapporti fra gli insegnanti curricolari (sic) e quelli di sostegno.

E´ previsto uno psicologo scolastico ogni ottanta allievi, dalle elementari alle superiori e uno per scuola nelle materne, per permettergli di incontrare ogni studente almeno (sic) un´ora alla settimana: una frequenza da psicoterapia...

Non si riesce a capire, inoltre, come il legislatore possa immaginare una figura più esperta degli insegnanti, più esperta dei genitori, più pagata di tutti che offre i suoi servigi di superpartes e supervisore e, contemporaneamente, compila, ad ogni quadrimestre, "un profilo per ogni studente. Tale profilo è inviato a tutti gli insegnanti della classe e può contenere anche suggerimenti psicopedagogici." (art. 6, DDL n. 4471) e in più "lo psicologo ha diritto di voto nella valutazione degli alunni" (art. 7, DDL n. 4471). Quale tipo di rapporto potranno instaurare con una figura così ambigua gli allievi che gli racconteranno i loro problemi, gli faranno le loro confidenze, chiederanno il suo aiuto e non avranno diritto nemmeno alla più elementare delle garanzie, quella che determina la struttura e la significatività di una relazione terapeutica (proprio di questo si tratta), quella che ti rassicura sul fatto che ciò che dici non verrà usato contro di te e senza il tuo consenso?

L´impressione complessiva è che gli estensori di questi disegni di legge siano totalmente al di fuori o da molto tempo fuori sia dal contesto della scuola (soprattutto quella dell´obbligo), sia, soprattutto dal dibattito e dagli ambienti della psicologia e della pedagogia. Anche quando fanno riferimento agli strumenti che potranno essere usati dallo psicologo scolastico, dimostrano di possedere di questa figura professionale e del suo possibile ambito di intervento un´immagine obsoleta e legata a una forma di pensiero e di lettura della realtà lineare e cartesiana. Pensano a uno psicologo detentore di una qualche imperscrutabile verità sugli esseri umani, indiscutibile e incomprensibile da chiunque; uno psicologo che somministra batterie di test e ha il compito di "sviluppare nei genitori degli allievi una crescente consapevolezza delle loro funzioni educative e una soddisfacente conoscenza degli aspetti e delle fasi di sviluppo dei loro figli...".

Siamo profondamente convinte che un servizio di psicologia scolastica debba esistere, ma ci sentiamo altrettanto convinte che debba rappresentare lo snodo necessario tra la scuola e il territorio, tra la scuola e la famiglia, tra il territorio e la famiglia. Riteniamo inoltre che la diagnosi e la terapia appartengano a luoghi diversi dalla scuola e a questo deputati e che ancora troppo spesso accada, anche a chi dovrebbe essere "del mestiere", di considerare l´approccio psicologico come una sorta di magica panacea e non come un ulteriore punto di vista, a volte più consapevole. Consapevolezza importante e necessaria, impossibile da conservare se non tiene conto che le relazioni non consentono la neutralità e che non si può essere esterni al contesto che si osserva. Quando si osserva un sistema o addirittura lo si valuta, diventa impossibile non determinarlo e questa ridefinizione va esplicitata. Non è certo facile, ma basta rileggere la mitologia per ricordare che la neutralità non appartiene nemmeno agli dei. Figuriamoci agli psicologi.

Non possiamo condividere il punto di vista secondo il quale per instaurare relazioni corrette con gli studenti sia necessaria la figura di un esperto in relazioni, né possiamo accettare l´idea che dentro la scuola ogni relazione sia patologica, ogni intervento educativo carente, ogni didattica incompetente e ogni studente potenzialmente a rischio di disagio.

Non ci sentiamo nemmeno di condividere un punto di vista che considera in modo tanto superficiale la complessità delle molte realtà scolastiche, pubbliche e private, non certamente avulse da un contesto sociale che determina e crea, non certamente immuni da una cultura che propone ancora un pensiero lineare, ignaro che le differenze creano differenze e che la mappa non è mai il territorio. Contesto sociale e cultura di cui fanno parte anche gli psicologi, anche quelli iscritti all´albo, anche quelli scolastici futuri. Un punto di vista che non considera nemmeno la complessità della moderna psicologia, panorama di posizioni estremamente variegate che accoglie il pensiero comportamentista, quello cognitivista, quello sistemico, quello psicodinamico, quello della gestalt, quello analitico transazionale e che ciascuna di queste scuole di pensiero, a volte su posizioni diametralmente opposte, comporta anche al suo interno molte differenze.

Vogliamo considerare anche il problema della valutazione che, in alcuni dei disegni di legge presentati, viene auspicato come "un giudizio sulla formazione e sui contenuti appresi". Purtroppo, la valutazione e la diagnosi, che nella presentazione di questi progetti vengono accomunate, sono ancora troppo spesso considerate e utilizzate come giudizi e perdono quindi il loro vero significato che, a nostro parere, dovrebbe avere consapevolezza evolutiva e, proprio per questo, caratteristiche di orientamento. Rivolte ai processi, quindi, e non alla performance (i contenuti appresi).

Un ultimo appunto, dei molti che vorremmo fare e che non possiamo per ovvie ragioni di spazio, riguarda la composizione del comitato scientifico, previsto da tutti i disegni di legge, che dovrebbe testare la sperimentazione triennale ipotizzata prima dell´istituzionalizzazione dello psicologo scolastico. Al suo interno è prevista, oltre alla presenza di cinque psicologi universitari, tre pedagogisti e un sociologo dell´educazione anch´essi universitari, un rappresentante del governo con funzioni di presidente, un rappresentante di ogni regione in cui venga attuata la sperimentazione, anche la presenza di un rappresentante dell´ Ordine degli Psicologi, scelto dall´Ordine stesso...

di Giovanna Alborghetti

Nota: tutte le citazioni riportate nell´articolo sono prese dal DDL n. 4471, presentato alla Camera dei Deputati il 21. 01. 98 e aggiornato in data 01.03.99, prima firmataria Lenti (Rif. Com.)


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